Katarte / Anni ’70, Arte a Roma. Un decennio di conflitti e di dialogo culturale
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Oltre 200 opere realizzate da una novantina di artisti italiani e stranieri testimoniano un periodo di grande verve creativa; saranno esposte opere di maestri come Burri, de Chirico, De Dominicis, Kounellis, Ontani, Paolini, Festa, Cy Twomlby, Boetti, Accardi, Mambor, Schifano, Fioroni, Clemente, Chia, Cucchi.
Con ‘Anni ’70. Arte a Roma, curata da Daniela Lancioni, la sede espositiva della capitale prosegue l’indagine avviata negli anni ’90 per approfondire la ricerca su un decennio ancora assai controverso, spesso identificato per i suoi conflitti sociali. E che invece, soprattutto a Roma, si è manifestato come un periodo fertile e costruttivo, segnato dall’adesione ai valori visivi di autonomia e di portata universale dell’opera.
E proprio in quegli anni, o per meglio dire dal 1976 al 1979, Roma ha avuto come sindaco Giulio Carlo Argan diventando l’osservatorio privilegiato della critica d’arte grazie alla presenza, oltre che dello stesso Argan, di Alberto Boatto, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Bruno Corà, Enrico Crispolti, Mario Diacono, Filiberto Menna, Paolo Fossati, insieme ad altre figure che con assiduità hanno seguito gli sviluppi delle vicende romane come Germano Celant e Tommaso Trini.
L’evento offrirà quindi una panoramica approfondita e allargata, proponendo insieme i lavori di autori acclamati accanto ad artisti meno noti, lasciando però sempre alle opere la testimonianza assoluta dell’intero progetto espositivo. Opere tutte realizzate o mostrate negli anni ’70 nella capitale grazie alla presenza di numerosi artisti e al dinamismo di un eccezionale novero di gallerie e associazioni culturali, come L’Attico di Fabio Sargentini, La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tomaso Liverani, Gian Enzo Sperone, Konrad Fischer, Ugo Ferranti, nonchè gli Incontri Internazionali d’Arte fondati nel 1970 da Graziella Lonardi Buontempo e diretti da Achille Bonito Oliva.
Si inizierà nella Rotonda, dove saranno esposte fotografie d’autore (Ugo Mulas, Massimo Piersanti, Claudio Abate e altri) che testimonieranno le quattro mostre considerate le più rilevanti tra quelle tenutesi a Roma in quel periodo. Si prosegue attraverso due diversi itinerari che i visitatori potranno scegliere secondo la propria sensibilità. Nelle tre sale che si trovano a sinistra della Rotonda prevarranno opere che assumono utensili e comportamenti della vita quotidiana e imbattersi ne La carne e l’immaginario (tra cui Burri, De Chirico, De Dominicis, Kounellis, Ontani), Il doppio (Chia, Pistoletto, Pisani, Mariani e altri) e L’altro (Mambor, La Rocca, De Filippi, Zaza e non solo). In queste sale sono la vita quotidiana e le relazioni tra le persone a tessere la trama del racconto.
Nelle tre sale che invece si trovano a destra della Rotonda prevarrà quindi la riflessione sui linguaggi, proponendo opere la cui interpretazione è stata frequentemente fondata sull’identificazione del linguaggio adottato. Ecco quindi i lavori di Fabro, Marisa Merz, Sol LeWitt, Penone, Cy Twombly, Boetti, Melotti, Consagra, Accardi, Castellani, Capogrossi, Mambor, Paolini, Boetti, Mochetti, Schifano, Beuys che hanno voluto evocare una visione dell’universale.
Il percorso prosegue con Tutto, La Rivoluzione siamo noi, Fenomeno, Labirinto, Politica e Racconto in un susseguirsi di grandi nomi (solo per citarne alcuni Schifano, Mattiacci, Gilbert & George, Vaccari, Turcato. Tra i molti spunti raccolti colpiscono i tre video (Quartieri popolari di Roma, Carcere in Italia, Policlinico in lotta) di Anna Lajolo, Guido Lombardi e Alfredo Leonardi per i temi trattati, ancora così attuali.
Più ci si allontana dai “mitici” ’70 e più gli storici sottolineano l’importanza e la fertilità di quel decennio. Decennio controverso, certo, e “irregolare” eppure proprio nei loro estremismi (sia politici sia culturali), quegli anni hanno segnato uno spartiacque. Un prima e un dopo che, anche dal punto di vista artistico, demarcherà il confine del non ritorno. E se i magnifici ’60 consegneranno al decennio la gestione dell’Arte Povera, i ’70 a loro volta, lasceranno agli ‘80 la Transavanguardia, due apici che perfettamente simboleggiano l’evoluzione dei tempi: dall’arte che si fa guerrigliera all’arte che riscopre il medium quasi dimenticato della pittura.
L’ossatura della mostra è costituita dagli autori di generazioni diverse che negli anni settanta hanno realizzato opere capitali, vere e proprie pietre miliari della storia dell’arte o che, nella continuità dello stile o in una differente declinazione del loro linguaggio, hanno mantenuto il privilegio dell’esemplarità, Prendendo atto della complessità del panorama delle arti visive così come si configurò negli anni settanta a Roma, assisteremo a una polifonia di voci che testimoniano le diverse compagini o poetiche: dall’Arte Povera agli artisti della cosiddetta scuola romana, dall’Arte Concettuale al Minimalismo e alla Pittura Analitica, dai Situazionisti alla Anarchitecture e all’arte intesa come partecipazione collettiva o militanza politica.
Link: www.palazzoesposizioni.it
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